14 dicembre 2017

L'Avvento dei Trifle per l'MTC - Orange Big Fat Tipsy Trifle


Non poteva che chiudere in gran bellezza e con un trionfo di dolcezze l'annata 2017 del Club del 27, che proseguirà nell'anno nuovo rifacendosi trucco e parrucco, ancora non è dato a sapersi come, sicuramente alla moda VanPelttiana.
Mancavo da qualche tempo, ma questo (recente) tema del mese dedicato ai Trifle non potevo perdermelo, non avendone mai fatto uno prima. Anche se, a onor del vero, anche il nostro più classico Tiramisù potrebbe onorarsi di cotanta dicitura so British, essendo un dolce cremoso freddo a più strati. L'imperativo, però, che distingue un Trifle è la coppa trasparente, solitamente svasata verso l'alto, che lo contiene, perchè ci deve essere anche una soddisfazione visiva, oltre che gustativa. E forse anche per quesito è un dolce che caratterizza il Natale, così godurioso e opulento.
E nel post odierno dell'Mtchallenge sono raccolti tutti i Trifle della Club del 27 che hanno partecipato questo mese, perchè diciamolo, è stato un Avvento eccezionale!


My Orange Big Fat Tipsy Trifle
(ricetta di Lorraine Pascal)

orange big fat tipsy trifle


Ingredienti per 10 persone:

2 Madeira cake pronti *
150 ml di liquore all’amaretto o Cognac (Orange Stock 84)
800 g di fragole abbastanza piccole pulite e tagliate a metà per il lungo (4/5 arance non trattate)
250 g di amaretti secchi sbriciolati fini 
qualche goccia di estratto alla vaniglia 
100 g di zucchero a velo setacciato 
900 ml di double cream **
200 g di cioccolato bianco grattugia


* ricetta a seguire

** in Italia non esiste e la panna da montare è troppo liquida, 
meglio usare matà mascarpone (a temperatura ambiente) e metà panna



orange big fat tipsy trifle



Per la mia coppa alta 14 cm e di diametro 14 cm ho dimezzato le dosi.

Tagliare la torta a fette spesse circa mezzo centimetro ed eliminare la crosta. Ricoprire il fondo della coppa con alcune fettine facendo attenzione che non si sovrappongano e non restino buchi.
Bagnare con un il liquore; se si preferisce un gusto più neutro si può fare uno sciroppo di zucchero aromatizzato al limone o all'arancia, oppure allungare il liquore con un terzo o metà di sciroppo di zucchero (personalmente faccio anche sobbollire un minuto il liquore in modo che evapori parte della nota alcolica).


facendo orange big fat tipsy trifle


Sistemare le mezze fragole in piedi intorno al bordo in modo che il taglio sia a contatto del vetro, scegliendole più o meno della stessa misura. Per la coppa con le arance: tagliare le arance a fette abbastanza fini (massimo mezzo centimetro) lasciando la buccia e poi tagliarle a metà per avere delle mezzelune. Cospargere di amaretti.
Mescolare panna, mascarpone, zucchero a velo e vaniglia fino ad avere un composto cremoso liscio e non troppo denso, eventualmente ammorbidire con un goccio di latte.
Con un terzo della crema fare uno strato che copra amaretti e fragole e appiattire con la lama di un coltello. Spolverare con il cioccolato bianco grattugiato.
Ripetere gli strati di frutta, torta, amaretti, crema, cioccolato altre 2 volte e terminate con uno strato di fragole (nel mio caso ho messo delle meringhe sbriciolate).
Mano a mano che si procede con gli strati, pulire bene il vetro da eventuali schizzi e gocce di crema usando un pezzo di carta da cucina inumidito.
Conservare in frigo fino al momento di servire. 
Per la coppa alle arance, servire con una macedonia di agrumi a parte.

Qui la ricetta originale.


orange big fat tipsy trifle


Con gli scarti delle arance, uniti a un pezzetto di cannella, un paio di chiodi di garofano, qualche bacca di pepe, un anice stellato e degli aghi di pino  si può fare un bouquet profuma ambienti da mettere a sobbollire in una casseruola con abbondante acqua.




Madeira Cake
(di Nigella Lawson)


madeira cake


 Ingredienti:

200/240 g di burro ammorbidito200 g di zucchero più 2 cucchiai
succo e buccia grattugiata di un limone o arancia non trattati
3 uova grandi (circa 200 g pesate con il guscio)
250 g di farina auto lievitante
50 g di farina 00
stampo rettangolare da plum cake 25 x 10 x 6 
(ben imburrato e infarinato o rivestito di carta forno)
 

Battere burro e zucchero fino ad avere un composto spumoso; unire la scorza di limone/arancia grattugiata.Aggiungere le uova una per volta insieme a qualche cucchiaio di farina 00, facendo assorbire bene prima di aggiungere il successivo.
Unire poi delicatamente tutto il resto della farina e per ultimo il succo del limone/arancia, battete bene fino ad avere un composto uniforme
Versare nello stampo, battere per togliere eventuali bolle di aria e spolverare la superficie con i due cucchiai di zucchero.
Infornare a 170° per circa un’ora, finché lo stecchino uscirà asciutto.
Fare raffreddare prima di sformare.



10 dicembre 2017

La Colatura di Alici di Cetara, questa non più sconosciuta


Ho accettato con entusiasmo il blog tour organizzato dal Calendario del Cibo Italiano a Cetara (Sa) ai primi del mese per due imprescindibili motivi. Il primo è il legame affettivo e indissolubile che mi sposa a queste terre campane, che frequento da quando ero piccola, ed ogni scusa è buona per ritornarci e una gioia poter assaporare di fatto la gioviale spontaneità dei suoi abitanti; il secondo, forse più importante, è non aver mai assaggiato prima la famosa Colatura di Alici.
Quindi, come prendere due piccioni con una fava: avrei fatto il pieno di napoletanità verace ed energia positiva per concludere più in forma l'anno in corso e avrei esaudito sul campo la curiosità e golosità di food blogger (se tale volete chiamarmi :-)).
Sono stati giorni intensi, in tutti i sensi: partendo dal meteo, che ci ha sfortunatamente regalato tanta pioggia in ogni momento, a parte uno sprazzo di sole e arcobaleno giusto durante la maratona cuciniera negli abissi dell'hotel Cetus (ma di questo ne parlerò a parte); passando attraverso le visite aromaticamente robuste di produttori di alici e colatura (terminando la giornata, fortunatamente, con i profumi agrumati di liquori e delizie della Costiera di AgroCetus); concludendo la domenica con gli scorci bagnati, ma non per questo meno suggestivi, di questo borgo marinaro ai confini della Costiera Amalfitana.



Si potrebbe leggere la storia della Colatura, le sue origini e come si fa per ottenerla dal sito di Amici delle alici, l'Associazione cetarese nata per valorizzare, difendere e promuovere questo prezioso liquido ambrato (a cui si deve, inoltre, la perseveranza nell'intraprendere la strada per la DOP), oppure sul sito di qualche produttore sempre Amico delle alici, come Iasa, Delfino o Nettuno, che abbiamo avuto il piacere di visitare.







Ma è dalle parole di Giulio Giordano, Giulio Nettuno da noi soprannominato, che vorrei la ascoltaste.
Mi sono sentita subito attratta da quest'uomo, dalla sua accoglienza familiare, dalla sua parlata, dall'intonazione della sua voce: pura poesia lessicale, lo si poteva ascoltare anche ad occhi chiusi e vedere comunque impresse le sue mani che toccavano le alici, i terzigni, le pietre marinare, come da anni ripete senza stancarsi mai. E vivere con lui in quei pochi minuti le stesse emozioni che prova nel sistemare le acciughe, spargere il sale, coprire, aspettare con infinita pazienza (e tante coccole e attenzioni) la trasformazione in elisir pregiato, culminando nel momento più atteso dell'anno da tutta la borgata, la spillatura finale, che regalerà il nettare ambrato così tanto atteso e che vedrà la sua miglior interpretazione nei tradizionali Spaghetti alla Colatura della Vigilia.

Assaporate questo racconto, non perdete neanche una parola di Giulio Nettuno, che ci regala anche una doppia sorpresa finale: il piacere mio nel registrarlo raddoppierà quando anche altri ne potranno godere. E non ascoltate chi dice di conservare in frigorifero la bottiglia di Colatura aperta: si mantiene in dispensa, avendo l'accortezza di tapparla con uno spicchio di aglio o un ciuffo di origano secco, parola di Giulio!

Questa è la gente di Cetara, tanto semplice quanto altrettanto fascinosa, dalle mani esperte e rapide sempre immerse in quintalate di alici, pregne del loro odore pungente, e mai stanche, pronte a ricominciare ad ogni nuova primavera, per una nuova Colatura.






Scapezzatura: operazione manuale effettuata alle alici appena pescate, che vengono deapitate ed eviscerate per essere poi sistemate nel terzigno.
Terzigno: il contenitore in legno per le alici, chiamato così perchè grande quanto la terza parte di una botte.
Tompagno: coperchio di legno che chiude il terzigno, sul quale viene appoggiata una pietra marinara.
Vriale: attrezzo appuntito usato per praticare il foro sotto al terzigno dal quale uscirà la colatura.



Senza titolo


E nel presepe settecentesco della Chiesa di San Pietro Apostolo di Cetara 
non poteva mancare la statuina di Giulio Nettuno mentre spilla la colatura dal suo terzigno.


I miei compagni di Colatura:


29 novembre 2017

I 100 menù di Veronelli: "La porca figura" per il Calendario del Cibo Italiano


A Luigi Veronelli (1926 - 2004), gastronomo, enologo, scrittore, giornalista, appassionato di cibo e di vita, figura predominante nel secolo scorso nella valorizzazione e nella diffusione del patrimonio enogastronomico italiano, è oggi dedicata la Giornata Nazionale nel Calendario del Cibo Italiano.

immagine dal web

A lui si deve la raccolta “I cento menù”, del 1981, in cui elenca con dovizia di spiegazioni 100 menù per ogni occasione, dai pranzi in famiglia alle cene importanti, curandone personalmente anche la prefazione:
“4-500 ricette suppergiù, ciascuna studiata con puntuale proposito di compiacere te, amica lettrice (o lettore, se hai l’innocente stravaganza di “costituirti” in cucina), già al momento in cui ti accingi al paziente e secolare lavoro dei fornelli. Compiacere, ossia fare cosa gradita, o meglio, ci dice il dizionario, “soddisfare volentieri e con cortesia il tuo desiderio di cibi e vini veri”. Veri. Io credo che l’attuale passione culinaria sia il modo di affermare, anche nelle esigenze primarie del vitto, la volontà del ritorno contadino. Vogliamo cibi e vini veri, ossia puliti, così come vogliamo il cielo, il mare, la montagna, le campagne, i boschi, alla fin fine: la natura, puliti”.

Ecco un menù che in redazione abbiamo definito da porca figura, perchè unisce la delicatezza e piacevolezza di gustare saporiti gusci di conchiglie nostrane (leccandosi anche le dita, ci sta :-)) all'aristocratica so British fantasia culinaria del più classico e intramontabile roast beef.
Contorni leggeri e frutta di stagione per non appesantire :-))


Buon Appetito!


Menu  38 

Zuppa di vongole veraci 
oppure Spaghetti con le vongole
Roast beef
Insalata di barbabietole
Frutta fresca di stagione
 


menu 38



Oggi mi sono posto il compito "frutti di mare". Ne ho tuttavia voluto trarre  un menu facile e, allo stesso tempo, prestigioso. Non dico che tu possa ora ricevere lo scià di Persia (eventualità fortunatamente remota); sì, chiunque altro. Farai con piatti classici e facili, ecellente figura. Coi vini, non c'è scelta: un bianco, secco e vivace, e un rosso, austero ed elegante. Tra i bianchi ti consiglio, a titolo di esempio, l'Ansonica del Giglio, dell'annata, servito a 8-10°C; tra i rossi un Carmignano Artimino, di 4-5 anni, servito a 18°C.


Dosi per 6 persone



Zuppa di vongole veraci

Tempo occorrente: 45'
 Difficoltà: x


zuppa vongole veraci



Ingredienti:
2 chili di vongole veraci, sciacquate con cura in acqua fredda corrente. 2 grossi spicchi d'aglio schiacciati. Un decilitro di olio d'oliva di frantoio. Un buon decilitro di vino bianco secco. Fettine di pane raffermo dorate in olio d'oliva di frantoio. Un bel ciuffo di prezzemolo tritato. Pepe nero macinato al momento.

In una casseruola metto gli spicchi d'aglio e l'olio, non appena l'aglio imbiondisce verso il vino e lo faccio ridurre di 4/5. Aggiungo le vongole; le condisco con un buon pizzico di pepe; a fiamma viva scuoto, di tanto in tanto, la casseruola per far saltellare le vongole in maniera che le conchiglie si aprano bene e "caccino" l'acqua di mare che contengono, elimino gli spicchi d'aglio. Dispongo sul fondo di 6 fondine calde le fettine di pane, le ricopro con le vongole e il loro liquido di cottura, filtrato attraverso un panno a trama fine, vi spruzzo il prezzemolo.
Subito servo caldissimo.




Roast beef

Tempo occorrente: 40'
Difficoltà: x
Temperatura del forno: 180°C


roast beef



Ingredienti:
Un chilo di roast beef. Il burro necessario. Un poco di sugo di carne. Sale. Pepe nero, macinato al momento.

Condisco il roast beef con sale e pepe, stesi su tutto il pezzo di carne con le mani; lo lego con uno spaghino per mantenerlo in forma durante la cottura; lo ungo di burro (gli inglesi usano il grasso di rognone e - per quanto riguarda il roast beef - sanno il fatto loro). Passo il roast beef in forno caldo, su una griglietta, a calore molto vivo, lo cospargo sovente di burro (o di grasso di rognone). Durante la cottura non lo devo mai pungere con un forchetta, ma solo quando si ritiene sia in fine di cottura: è infatti cotto quando, pungendolo, ne esce qualche goccia di sangue rosato, e il roast beef è dorato all'esterno, rosa quasi rosso all'interno. Tolgo il roast beef dal forno; elimino lo spaghino, lo taglio a fette; le accomodo su un piatto da portata. Subito servo, passando a parte il suo fondo, sgrassato e completato con un poco di sugo di carne e, se piace, un piattino di rafano grattugiato, e accompagnandolo con patatine arrosto. Il taglio classico del roast beef è lo scannello, parte interna della coscia a contatto col controgirello e attaccata al girello; viene però in genere tagliato nella parte posteriore della lombata o anche sopra i lombi, da una parte e dall'altra della schiena. Per la sua cottura, è preferibile lo spiedo. Se in forno, non sia a contatto col fondo della teglia, ma su una griglietta o sollevato con qualsiasi altro mezzo.


 
Insalata di barbabietole

Tempo occorrente: 30' (più il tempo per lasciare riposare la preparazione)
Difficoltà: x


insalata di barbabietole



Ingredienti:
2 barbabietole, non troppo grosse, cotte al forno, pelate e tagliate a fettine. 2 cipolline affetttate fini. Un trito finissimo composto da: una foglia di alloro, 1-2 chiodi di garofano e un pizzico di timo. Aceto di vino rosso. Olio d'oliva di frantoio. Sale. Pepe nero macinato al momento.

In una ciotola metto il sale, il pepe e il trito di alloro, chiodi di garofano e timo; lo sciolgo con un poco di aceto; verso l'olio  necessario e lo emulsiono bene. Unisco le barbabietole e le cipolline; mescolo con cura. Lascio insaporire una mezz'oretta prima di servire.




365 giorni di festa per celebrare le glorie della nostra cucina: 
la più famosa, la più bella (e buona) del mondo!
La festa del cibo che si rinnova ogni giorno,
attraverso la celebrazione dei piatti e dei prodotti che hanno reso unica la cucina italiana,
in Italia e nel mondo.

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